La prova del Pendolo (2)

Seconda parte

I nuovi scenari della mobilità futura, come ripetutamente annunciato negli stralci di pianificazione, dicono che lungo il Pendolo transiteranno più auto perché passeranno meno in altre zone: sarà un asse “drenante”. E in effetti è proprio questa la ragione per cui è stato costruito con il modello “autostradale” a 4 corsie, e non come un semplice asse stradale minore: per accogliere traffico.Questa strada dovrebbe quindi migliorare la qualità della vita dei quartieri che attraversa? O no? O forse poi alla fine starebbero meglio quelli che si ritroverebbero con minor traffico?Ma se è vero questo, allora tutti starebbero meglio se ci fosse meno traffico, no? E se si, perché allora non trovare misure che agevolino queste condizioni piuttosto che spostare traffico di qua e di là? Magari adottando misure che facciano scegliere un vettore diverso, magari modificando anche la rete. La città di Pescara, puntando al porto con un immaginario compasso, è racchiusa in un semicerchio di circa 5 km di raggio. È abbastanza evidente quanto i percorsi da effettuare all’interno di questo spazio possano essere mediamente brevi. E quanto per queste distanze l’automobile sia il mezzo meno adatto a svolgere la funzione di trasporto: lo dicono fior di statistiche. Mentre sono adattissimi il mezzo pubblico e la bicicletta. Perché insistere con grandi infrastrutture per le auto, allora? Per quali motivi si continuano a perseguire tali scenari e per quali remoti convincimenti?

Il Pendolo, nel suo completamento, continuerà ad essere realizzato sul modello preesistente: ampio vialone da 15 metri per drenare il traffico circostante, tra due sponde densamente abitate, vicino a scuole, spazi verdi e sociali. Giusto? A chi si sposta in auto interessa poco la qualità dell’ambiente esterno di trasferimento: gli basta attraversarlo, perché, chiuso dentro un involucro metallico, non lo percepisce. A chi si sposta in bus invece si, perché il mezzo lo attende o lo lascia in un posto all’aperto. È ancora di più a chi si sposta in bici o a piedi, perché vive intensamente il territorio che attraversa, lentamente, e pretende che sia di qualità, piacevole, bello, gradevole, pulito, accogliente.Tra l’altro chi si sposta in bus, in bici e a piedi paradossalmente non fa altro che far aumentare lo spazio a disposizione di chi si sposta in auto, fa aumentare la disponibilità di parcheggi, ma migliora la qualità dell’aria e dell’ambiente sociale.

… continuerà

Un pensiero su “La prova del Pendolo (2)

  • Maggio 2, 2019 in 4:48 pm
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    Beh, alle domande che poni mi sembra non difficile rispondere. L’auto ha costituito e costituisce ancora un prodotto sulla cui vendita contano consistenti quantità di operai, tecnici, investitori, politici al servizio di quegli investitori. Costoro non si basano sulle evidenze di letteratura per continuare a costruire auto oppure per smettere di farlo, ma sulla loro convenienza a breve termine. La loro scomparsa a favore della comparsa di produttori di biciclette e di autobus e di treni non li trova d’accordo. Né vogliono riconvertirsi, ma tirano a durare il più a lungo possibile. Perciò non si arrenderanno all’evidenza, ma solo se saranno costretti da una parte della popolazione che imporrà la propria posizione sulla loro. Ed è molto difficile perché tutte le infrastrutture sono dalla loro parte e per riconvertire bisogna spendere. Ad esempio a Bologna non si gira più. Non tanto in città, ma attorno. E il dibattito si è fatto sull’allargamento dell’esistente ovvero sulla costruzione di una nuova tangenziale. A Bologna ci passa tutto il traffico che attraversa l’Italia. Ma a nessuno degli decisori, comune, regione, governo nazionale, è venuto in mente di discutere il sacro pneumatico.

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