La prova del Pendolo (3)

Terza parte

Perché queste grandi arterie per le auto, allora? Perché segregare una pista ciclabile in un angolo remoto e non darle invece la giusta dignità di infrastruttura di trasporto all’interno della sede stradale, con tutto lo spazio che necessita? In modo che sia attraente e sicura, confortante e agevole, facile, pratica, veloce?
Perché, inoltre, in aggiunta e in abbinamento a queste, non dare maggiore risalto e importanza agli spazi verdi e all’acqua, e considerarli come grandi e importanti elementi decorativi e percettivamente funzionali del territorio? Perché non privilegiare e agevolare infrastrutture ad ampio spettro di fruizione invece che monouso escludenti?
L’apice dalla infrastruttura automobilistica a tutti i costi e costi quel che costi è a due passi e si chiama Ponte delle Libertà, soprattutto nel suo recente complesso e amplesso di raccordi con l’asse attrezzato. Nessuno spazio per l’utenza vulnerabile: per pedoni e ciclisti impossibile transitare se non con grandi rischi e pericoli. Eppure dall’una e dall’altra parte ci sono pezzi di città che si completano ma che sono divisi, abitazioni e scuole, residenze e servizi, con in mezzo l’eterno escluso, il fiume, impercettibile per chi transita in auto, da scrutare furtivamente e al volo per chi si avventura con altri mezzi.
Insomma, come si fa a fruire di una città, a sentire le sue pulsioni, i suoi battiti, la sua essenza, se non ci sono le condizioni per interagire con essa con tutti i sensi? Attraversare il territorio in modo interattivo, e quindi non isolato in una capsula, ti costringe ad occupartene, a pretenderne l’integrità, la bellezza, la qualità. Diventa parte di te.
Ogni volta che in bici si percorre il Pendolo  si ha la sensazione di essere fuori posto: la strada non ti accoglie in uno spazio dedicato, i cassonetti dei rifiuti ti respingono e la segnaletica non ti parla. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.