La prova del Pendolo (5)

Quinta parte
All’angolo di via Sacco e Via Lago di Capestrano, un tratto del Pendolo, una sala giochi ha ormai preso il posto di un fruttivendolo. Scompare un luogo di socializzazione sorto inizialmente intorno alla necessità di soddisfare bisogni primari, quelli alimentari, sostituito da un distributore terminale di inafferrabili e effimere combinazione di numeri, a cui i nuovi frequentatori affidano le speranze di riscatto, senza sapere che è proprio in quei locali che quelle speranze si dissolvono, giocata dopo giocata, puntata dopo puntata.
Una opportunità commerciale che evidentemente rende di più che non la vendita di frutta e verdura, di latte e pane, di pasta e riso. Che chiude il ciclo delle sollecitazioni che la televisione copiosamente distribuisce tutti i giorni, tutte le sere, in ogni appartamento, e che in quell’angolo di via, lungo quello stradone, a portata di mano, sotto casa, trova la presunta possibile soluzione, quella vincente.
Se in un centro storico, lungo una strada pedonale chiusa al traffico automobilistico nascono come funghi negozi di ogni tipo e la gente li frequenta, lungo il grigio e anonimo vialone, immerso in un contesto abitativo ad alta densità e dichiaratamente e progettualmnete destinato a smaltire velocemente il traffico automobilistico, si dissolvono i luoghi primari di aggregazione e di socializzazione, sostitutivi da asettici servizi di distribuzione di una immediata quanto improbabile felicità.
Bene si fa quindi a tentare di opporsi all’avvento di questo scenario con i progetti legati alla riqualificazione delle periferie, che tentano di riportare al centro dell’attenzione dei cittadini, degli abitanti dei quartieri interessati, la possibilità di trovare riscatto con opportunità di aggregazione intorno a momenti di crescita reale, concreta.Ma bisogna contrastare la dispersione, allora, evitando ad esempio di organizzare il territorio con dotazioni trasportistiche sovradimensionate e autocentriche che oggi poco hanno da dire e da dare e che domani saranno ancora meno funzionalmente utili, se l’obiettivo diffuso della pianificazione futura, riservata alle nuove generazioni, è ridurre il traffico automobilistico a favore di quello più sostenibile e più socializzante, più salutare e più efficiente del trasporto pubblico locale e ciclistico. E pedonale.

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