Ogni parcheggio in più è un incentivo alle fonti fossili di energia

Secondo i più recenti dati elaborati dall’Agenzia europea dell’ambiente, il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni totali di CO2 in Europa, di cui il 72% viene prodotto dal solo trasporto stradale. Nel tentativo di limitare le emissioni di CO2, l’UE ha stabilito l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni dei trasporti del 60% rispetto ai livelli del 1990. Ciò potrebbe essere fatto soprattutto con politiche di nuova mobilità, che riducano ad esempio l’uso delle auto private a favore di altri mezzi di trasporto. Invece, per ragioni immaginabili, si preferisce mantenere il parco macchine attuale, magari rinnovandolo aumentandone l’efficienza energetica (già molto bassa: le auto producono più energia termica che cinetica). Cosa che ha funzionato per un po’. Da qualche anno, invece, tutti gli sforzi per migliorare detta efficienza hanno subito un rallentamento.Dice ancora l’Agenzia europea dell’ambiente che le emissioni di CO2 nel settore del trasporto passeggeri differiscono in base alla modalità di trasporto (stradale, ferroviario, aereo e marittimo). Per quanto riguarda il trasporto su strada, in Europa le autovetture sono fra i mezzi più inquinanti, considerato che generano il 60,7% del totale delle emissioni di CO2.D’altro canto le auto potrebbero rientrare fra le modalità di trasporto più “green” se, anziché 1,7 passeggeri ce ne fossero più a bordo di ogni singolo veicolo: ciò permette ad altre modalità di trasporto, come gli autobus, di conquistare agevolmente il titolo di alternative assolutamente più sostenibili.Ma attenzione: qualora si ritenesse l’elettrico la soluzione a questi problemi, va considerato che il tasso di sostituzione dei mezzi oggi circolanti (solo il Italia 35 milioni di auto) sarà un processo lungo, e ancora costoso, e che l’elettrico, a considerare il ciclo di vita, solo di poco è meno impattante dell’attuale sistema basato sul petrolio.Se l’UE si è impegnata, come sottoscritto con l’Accordo di Parigi, a ridurre entro il 2030 le emissioni dei trasporti del 60% rispetto ai livelli del 1990, significa che ogni singolo Paese deve dare il proprio contributo. L’Italia, al riguardo, non ha ancora varato politiche chiare e decise in tal senso (la legge quadro nazionale sulla mobilità ciclistica del gennaio 2018 è ferma), come anche, conseguentemente, nessuna azione locale strategica è stata intrapresa da parte dei Comuni.Anzi, si può dire che gli EELL  mostrino una sensibilità ancora molto diffusa a favore delle politiche dei parcheggi (luoghi i cui, per evidenti ragioni di immobilità, muore la principale funzione dell’auto: il trasporto), scelte che contrastano con quelle virtuose di vera mobilità su cui la UE ha impegnato i Paesi membri. Ma la UE non è altro da noi: siamo noi!Cosicché, specie nelle città, ogni parcheggio in più costituisce un passo indietro in termini di contrasto alle emissioni di CO2: si, perché le auto, con motore endotermico, emettono CO2, e quindi ogni parcheggio costituisce un incentivo all’uso dell’auto e quindi al consumo delle fonti fossili di energia, all’origine della produzione di anidride carbonica!Quanto e se, per limitare le emissioni di questo gas serra, le comunità locali, per quanto di competenza, stiano alacremente e diligentemente lavorando nel solco degli auspici e degli impegni presi dal proprio Stato di appartenenza è difficile dirlo. Sarebbe interessante capire, soprattutto nel settore del trasporto persone e merci, quello maggiormente sotto le lenti di ingrandimento, in che modo si promuova il cambiamento.Una cosa è certa: fra le iniziative da intraprendere per contrastare i cambiamenti climatici non ci possono essere i parcheggi auto. Ogni aumento del loro numero, in assenza di misure di disincentivo al trasporto privato e di incentivo a quello pubblico ovvero condiviso, attraverso politiche di mobility management, va in una sola direzione: a questo punto facile intuire quale.

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